Immagini di incontro di pugilato in Grecia epoca 336ac

Il pugilato (in inglese boxing; in francese boxe) è uno dei più antichi e noti sport da combattimento inventato nell’antica Roma e antica Grecia
Le competizioni chiamati incontri si svolgono all’interno di un ring che è uno spazio quadrato con quattro pali ai quattro angoli con corde elastiche tese fra i quattro pali, tra due atleti che si affrontano colpendosi con i pugni chiusi (protetti da appositi GUANTONI nei match vengono usati quelli da 10 oz e FASCIATURE), allo scopo di indebolire e atterrare l’avversario che può avvenire tramite punteggio aggiudicato da i giudici per la tecnica ed i colpi tirati o tramite il Ko (l’avversario non può proseguire per svenimento o un danno che non gli permette di proseguire il match). Questo sport è conosciuto, a partire dal XVIII secolo, anche come “la nobile arte”, richiedendo ai suoi praticanti caratteristiche come coraggio, forza, intelligenza e velocità . Molte volte con alcune palestre o associazioni..federazioni hanno creato un loro pugilato per andare incontro agli atleti e modificare alcune regole.. Come oggi sentiamo parlare di free punch ma sulla fine sempre pugilato è. .ma la Federazione ( FPI) rifiuta di vedere associato il termine a persone che non siano, né siano state, atleti agonisti FPI.
Il pugilato nasce come sport di difesa personale, e risulta essere il mezzo di difesa personale più antico al mondo, in quanto i pugni sono il primo istinto dell’uomo nella difesa personale stessa. Conosciuto sin dall’età del bronzo, era praticato nell’Antica Grecia e nell’Antica Roma; i pugni erano fasciati con lunghe strisce di cuoio per proteggere le nocche in cui a volte venivano inserite anche placche di metallo.

Nel periodo mediovale la pratica pugilistica prende vie diverse a seconda dei luoghi.

Venezia e le Guerre dei Pugni – Si organizzavano delle lotte sui ponti fra due fazioni cittadine avverse: i Castellani ed i Nicolotti (ossia artigiani vestiti di rosso, contro pescatori vestiti di nero). Si svolgevano in autunno, da settembre fino a Natale. I primi regolamenti datano 1292; divenute vieppiù cruente col passare del tempo furono proibite nel 1705, sostituendole con le incruente Forze d’Ercole, da eseguirsi a Carnevale. Queste lotte si svolgevano in vari luoghi: Ponte dei Pugni, Ponte della Guerra, Ponte di Santa Fosca. Queste competizioni prevedevano la supervisione di giudici, e potevano svolgersi in tre modi differenti:Duello di pugilato fra due avversari;Frota, ossia rissa disordinata;Guerra ordinata che consisteva nel conquistare il ponte, buttando a mare la fazione avversa.
Per gli occasionali tuffi il canale veniva ripulito, i ponti rinforzati, e gli spettatori potevano assistere dalla barche

Nel XVIII secolo si vollero dare delle regole al pugilato al fine di farlo rendere un’attività sportiva. Nei primi anni del Settecento il pugile inglese James Figg (1695- 1740) concepì il pugilato come uno sport dove era più importante difendersi che attaccare. Lo stesso Figg fu il primo a definire il pugilato nobile arte. Nel 1719 vinse il campionato d’Inghilterra e si autoproclamò campione del mondo di pugilato dopo 15 incontri vinti consecutivi.

La boxe del XVIII secolo era molto diversa da quella di oggi. Spesso capitava che i colpi venissero portati a “martello”, dall’alto verso il basso, e il perimetro entro il quale combattevano i pugili era delimitato dagli stessi spettatori dell’incontro oppure si tracciava una semplice linea circolare per terra. I pugili si battevano senza mai fermarsi; quando uno di questi cadeva l’avversario lo cominciava a colpire appena si rialzava da terra. Il COMBATTIMENTO SI SVOLGEVA A PUGNI NUDI e si proseguiva ad oltranza senza riprese.
Quando James Figg decise di ritirarsi aveva accumulato una discreta fortuna in denaro, con questi soldi fondò a Londra la prima Accademia della boxe e in seguito cominciò ad organizzare gli incontri in un anfiteatro ad Oxford Street. Grazie all’opera di Figg la boxe comincia a trovare il suo naturale sviluppo. La sua accademia rappresenterà un importante serbatoio di idee e d’innovazioni che faranno imboccare a questo sport la strada che lo porterà verso la sua fase moderna.
James Figg può essere ricordato come il padre della boxe. Fu egli che con la propria opera diffuse le esibizioni di pugilato e la sua iniziativa rese possibile l’apertura di molti altri anfiteatri in Inghilterra. Il pugilato ebbe un grande successo sia per il numero di praticanti che per il numero di sostenitori, tanto che l’Inghilterra fu il primo paese al mondo in cui nacque la figura del pugile professionista. Raggiungere la vittoria nel titolo di campione di Inghilterra significava raccogliere un enorme prestigio e vincere concrete somme di denaro. Il titolo di campione di pugilato inglese dal 1700 fino alla prima metà del XIX secolo fece la storia di questo sport, e praticamente equivaleva al titolo di campione del mondo.
Il suo successore fu George Taylor, uno dei migliori pugili che si allenavano nell’anfiteatro londinese, già da tempo Figg lo aveva definito il suo pupillo. Non abbiamo molte prove concrete che ci forniscano un elenco delle vittorie di Taylor, comunque seguendo una logica moderna Taylor può essere definito come il nuovo campione del mondo della boxe.Dopo Taylor il titolo di campione d’Inghilterra fu vinto da Jack Broughton, rimasto famoso nella storia per aver formulato nel 1734 il primo codice di disciplina per i combattimenti di pugilato e per aver inventato i guantoni da combattimento. Broughton era più intelligente che forte. Capì che la boxe non era solo un combattimento violento e cieco ma una precisa armonia tra difesa e attacco. Introdusse la tecnica del colpire e ritirarsi e del fermarsi e bloccare il colpo avversario. Broughton rimase famoso sia per le sue vittorie sia per la sua grande onestà, durante e dopo gli incontri.
Il pugile inglese Jack Broughton, allievo di Figg, sconvolto dopo aver causato la morte del suo amico George Stevenson a seguito di ferite riportate in un incontro tra i due, definì nel libro London Prize Ring Rules, pubblicato nel 1743 le prime regole per la boxe; da allora gli incontri furono organizzati secondo queste regole. Nel 1750 il titolo di campione passò a Jack Slack, il periodo in cui nello sport del pugilato si stavano infiltrando esempi di disonestà e affari loschi. Slack introdusse il colpo denominato chopper che possiamo definire come l’equivalente del moderno colpo del coniglio, cioè un colpo sferrato nella parte posteriore di testa o collo. Non era un pugile abile, viene ricordato più come un pugile senza paura che per la sua tecnica. Il Duca di Cumberland divenne il suo protettore.
Il 17 giugno 1760 si disputò l’incontro valido per il titolo inglese tra il detentore Slack e lo sfidante Bill Stevens, protetto dal Duca di York. Con molta sorpresa la sfida fu vinta da Stevens. Slack si ritirò dal pugilato attivo e divenne l’allenatore di George Meggs, un pugile che aspirava al titolo di campione. Nell’incontro tra Stevens e Meggs la vittoria andò a quest’ultimo. Pare che molto probabilmente ci fosse stato un accordo sull’esito dell’incontro, Stevens permise all’avversario di vincere per intascare un cospicuo premio in denaro. Slack fu uno degli artefici dell’accordo e per questo ricevette una parte di denaro da Meggs.
Dal 1761 al 1783 il titolo di campione passò da un pugile ad un altro in breve tempo. Meggs fu sconfitto da Baker Milsom, che poco dopo cedette il titolo a Tom Juchau. Il nuovo successore fu Bill Darts, che riuscì a mantenere il titolo per quasi cinque anni fino a che venne sconfitto da Lyons. Lyons lavorava come conduttore di battelli attraverso il Tamigi. La fama che lo ricoprì dopo la vittoria del titolo provocò in lui un grosso disagio, tanto che dopo due sole settimane dalla vittoria si ritirò dal pugilato. Con il ritiro di Lyons Bill Darts riacquisì il titolo, non per molto comunque perché fu messo al tappeto da un pugile irlandese: Peter Corcoran.
Il 18 maggio 1771 all’Hyde Park si sfidarono per il titolo Corcoran e il detentore Bill Darts. Corcoran vinse facilmente in un solo minuto di combattimento. Concoran sconfisse tutti i più forti pugili inglesi del periodo che tentavano di rimpossessarsi del titolo. Alcuni di questi incontri presentavano dei lati oscuri, visto che la corruzione era un fenomeno diffuso. Nel 1774 Concoran vinse contro Sam Peters a Birmingham, ma molti spettatori gridarono allo scandalo perché si diffuse la notizia di un probabile accordo tra i due pugili. La supremazia del detentore si spense il 10 ottobre 1776, quando venne sconfitto da Hurry Sellers, un pugile che proveniva dalla scuola di Jack Slack. I giornalisti dell’epoca affermarono che l’incontro era stato venduto da Concoran.
Hurry Sellers mantenne il titolo per quattro anni, fu sconfitto da Duggan Fearns, un altro potente pugile irlandese. L’incontro tra i due durò poco più di un minuto: Sellers cadde a terra al primo pugno di Fearns e si rifiutò di andare avanti. Dal 1783 al 1791 il titolo rimase ininterrottamente nelle mani dell’inglese Thomas Jackling, uno dei pochi pugili dell’epoca riconosciuto come un combattente onesto e non incline ad accordi di sottobanco.

Perse il titolo contro Benjamin Brain, nell’incontro disputato nel 1791. Jackling si ritirò al secondo round quando un potente pugno di Brain gli fratturò il naso. Lo stesso Brain rimase ferito, si ruppe il metacarpo e una falange della mano destra. La figura di Benjamin Brain rappresenta un punto di svolta nella storia della boxe inglese e mondiale. Da questo momento in avanti i campioni che si faranno strada nel pugilato si affronteranno con metodi completamente differenti dal passato.
Si comincia a parlare di combattimento secondo schemi e metodi scientifici. Non si pone più affidamento sulla forza e la violenza dei colpi, ma l’attenzione si focalizza sull’utilizzo di una strategia per sconfiggere l’avversario. Ecco quindi che fanno la loro comparsa nuove tecniche di combattimento. Difendersi dai pugni dell’avversario e attaccare diventano una cosa sola, il pugile si difende coprendosi e spostandosi con rapidi giochi di gambe, allo stesso tempo però la difesa è il punto di partenza per un successivo attacco. Alla fine del XVIII secolo compare la figura dello “scienziato” della boxe Daniel Mendoza, detentore del titolo di campione dal 1792 al 1795. Daniel Mendoza perse il titolo contro il “gentleman” John Jackson.
Già da alcuni anni attorno alla boxe ruotavano notevoli interessi economici, fatti di rilevanti scommesse e ingenti premi in denaro. Per questo motivo si sentì l’esigenza di regole più rigorose. Nel 1865 John Sholto Douglasscrisse, insieme all’atleta John Graham Chambers. le regole del marchese di Queensberry, ovvero il codice della boxe scientifica che contiene i fondamenti principali comuni anche alla boxe moderna:
Guantoni: obbligatorio l’uso dei guantoni.
-Round: l’incontro è diviso in più riprese di tre minuti l’una con un intervallo di uno; non vi erano limiti prestabiliti nel numero di riprese, concordato prima fra i pugili, o a discrezione dell’arbitro.
-KO: il pugile perdeva se non si riprendeva dai colpi ricevuti entro 10 secondi, mentre il pugile avversario doveva aspettare il comando dell’arbitro per riprendere a colpire.
-Categorie di peso: i pugili sono divisi in categorie di peso. Non possono avvenire incontri tra atleti di categorie differenti. Le categorie erano inizialmente soltanto tre: leggeri, medi e massimi.
Le nuove regole rendevano il pugilato molto meno violento e lo trasformavano in uno sport di abilità, destrezza e velocità. Per il momento non era ancora stato fissato un numero massimo di riprese, si procedeva quindi ad oltranza fino al KO o allo spossamento di uno dei due pugili. Le regole di Douglas vennero assorbite con molta lentezza. Ancora alla fine del XIX secolo in molti incontri i pugili si affrontavano secondo le vecchie regole del London Prize Ring Rules, nonostante numerose nazioni vietassero l’organizzazione di incontri in cui non era previsto l’uso dei guantoni protettivi. Dal momento in cui venne scritto il codice della boxe scientifica si fa coincidere la storia della boxe con la categoria dei pesi massimi.Attorno agli incontri di pugilato, in maniera particolare nella categoria dei pesi massimi, ruotavano interessi economici enormi. Ai pugili venivano dati ingenti premi in denaro e il pubblico amava scommettere ingenti somme su tutto quello che riguardava la sfida: vincitore, quante riprese fosse durata, ecc. Migliaia di persone assistevano alle gare organizzate presso arene costruite appositamente per questo sport. Allora i ring erano ottagonali definiti da corde e pali, i pugili combattevano a torso nudo, con i calzoni lunghi o a tre quarti di gamba, gli incontri non avevano limiti di numero massimo di riprese. Nonostante le regole di Douglas di alcuni anni prima gli incontri venivano ancora disputati a mani nude, ciò portava spesso a tragiche conseguenze. Per questo motivo in molti stati dell’Unione e dell’Europa alla fine dell’Ottocento il pugilato a mani nude era proibito.
Il pugilato trovò rapida diffusione negli Stati Uniti d’America a tal punto che nel 7 febbraio 1882 lo statunitense John Lawrence Sullivanvinse il campionato del mondo categoria pesi massimi battendo il detentore Paddy Ryan, un colosso irlandese emigrato negli USA. Con questa vittoria il centro d’interesse della boxe mondiale si spostò definitivamente dall’Inghilterra agli Stati Uniti. Nel 1889 fu disputato l’ultimo incontro senza guantoni valido per i pesi massimi con il quale Sullivan mantenne il titolo. Dal successivo incontro del 7 settembre 1892, Sullivan e Corbett si affrontarono con i guantoni, le regole di Douglas erano ormai definitivamente accettate.
Nei primi anni del Novecento si fissarono altre categorie di peso e per limitare la durata degli incontri si stabilì che il numero massimo di riprese doveva essere: 15 per gli incontri validi per titoli europei e mondiali, 12 per titoli nazionali. Limitando la durata dell’incontro, si imponeva la necessità di individuare criteri per la vittoria ai punti, il problema fu risolto con l’istituzione dei giudici di gara.

Il pugilato diffuso in Italia nei primi anni nel secolo creò la sua federazione organizzatrice la FPI (Federazione Pugilistica Italiana) nel 1916 a San Remo. I padri fondatori furono Goldsmith (Presidente) e Lomazzi (vice Presidente). Nel 1920 ci furono i primi campionati italiani. La sede nazionale diventò Milano per poi trasferirsi a Roma nel 1929.
Il titolo dei pesi massimi passò in mano di Jack Dempsey nell’incontro disputato a Toledo (Ohio) nel 1919, in cui vinse il titolo mondiale contro Jess Willard, nonostante quest’ultimo fosse molto più alto e possente rispetto al vincitore. Dempsey vinse grazie alla destrezza acquisita con i suoi studi e ai suoi originali metodi di allenamento e dominò la categoria dei pesi massimi in un’epoca in cui i combattimenti sul ring erano vinti più con la forza fisica e con la resistenza che con fini azioni tecniche. Dempsey utilizzava i principi del falling step e del double shift, due delle tecniche da lui formalizzate e applicate “sul ring” con successo, dimostrandone la straordinaria efficacia. Egli era molto aggressivo, ma sapeva controllarsi, evitava con destrezza e con un’alzata di spalle i colpi per poi scagliare i suoi pugni in maniera esplosiva, sfruttando in pieno l’intero peso del suo corpo in movimento. Ogni sua azione era organizzata in improvvise e devastanti combinazioni di colpi. Nell’ultimo suo incontro del 1926, in cui subì una discutibile sconfitta, si registrò un’affluenza di pubblico mai vista e gli incassi superarono ogni record.
Dal 1929, anno della grande crisi economica, fino al 1933 il pugilato perse molto della sua notorietà e importanza. Pochi avevano la possibilità di seguire gli incontri e scommettere sul loro esito come avveniva nei primi anni del secolo. Nel 1933 comparve alla ribalta mondiale l’italiano Primo Carnera, che rimase campione del mondo solo per un anno ma raccolse la simpatia di molti. Carnera era un pugile imponente con i suoi 129 kg di peso e 1,97 m di altezza, allo stesso tempo velocissimo e con un’ottima tecnica.
Nel 1937 il titolo passò nuovamente a un pugile di colore, Joe Louis, che strappò il titolo a James Braddock mandandolo KO all’ottava ripresa. Dal 1937 al 1947 ha detenuto la corona mondiale, che ha difeso vittoriosamente per 25 volte. Egli si ritirò nel 1949, quando il suo fisico rovinato dall’alcool e dalla droga non era più in grado di affrontare altri incontri. Il suo record parla di 63 vittorie e 3 sconfitte.

I colpi in attacco sono tre; bensì in realtà il diretto sia duplice. Inoltre essi possono essere mirati al volto come alla figura, in guardia normale o contraria. Queste considerazioni elevano esponenzialmente il numero di attacchi possibili.

-Diretto (Jab o Cross): Si attua avanzando leggermente e si colpisce con il pugno anteriore (Jab), oppure facendo ruotare tutto il corpo nel senso del pugno, colpendo con il pugno posteriore (Cross). A seconda dell’obiettivo può essere un colpo di disturbo, di arresto, di preparazione ad altri diretti, oppure un colpo potente.
Il diretto è il colpo più importante per il pugile tecnico.
-Gancio (Hook): colpo potente e demolitore che basa la sua potenza sulla leva fornita dalla spalla e dalla posizione ad angolo retto del braccio, è il colpo di chiusura per eccellenza. Il gancio esprime la sua efficacia se eseguito nella corta distanza.
-Montante (Uppercut): colpo dato dal basso verso l’alto; si può usare come colpo d’incontro oppure nella corta distanza (corpo a corpo). Si attua ruotando la spalla in modo da imprimere potenza al pugno.

In difesa o parata Si attua con Parata o Deviazione: Per ognuno dei “tre” attacchi è possibile parare o deviare il colpo.
-Diretto: il jab può essere parato col guantone chiuso in difesa, o con la spalla;
– il diretto col guantone chiuso in difesa o col gomito.
-Colpi diretti al viso possono essere deviati fuori guardia, oppure vincolati in basso.
-Gancio: va schivato con un movimento del tronco, non della sola testa. Si deve abbassare il tronco di poco, per non sbilanciarsi, in rotazione contraria al gancio avversario; oppure, più modernamente, senza rotazione, soltanto verticalmente.
-Montante: va bloccato con la mano opposta, sì da coglierlo scoperto.Schivata di tronco: Si avanza ruotando il tronco in modo da “uscire” dalla guardia avversaria.
Per es: il pugile rosso attacca col jab sinistro, dunque il pugile blu risponde ruotando il tronco alla propria destra. Così facendo si rende, momentaneamente, irrangiungibile da colpi regolari; al contempo è pronto a rispondere col suo destro appositamente “caricato”.Schivata di testa: Per proteggersi si può semplicemente muovere la testa verticalmente (bobbing) od orizzontalmente (weaving)

Spostamento significa un collocamento del corpo fuori dall’asse di attacco dell’avversario con l’aiuto di un movimento laterale. Questo tipo di azione è in francese chiamato décalage. Parlano anche di “passo di diagonale” quando lo spostamento si effettua su un asse obliquo.
-Perno: Tipo di spostamento effettuato girando su sé stessi di circa 90°. Utile per schivare e contrattaccare.
-Tagliare il ring:

Il “Cambio-guardia” non sarebbe propriamente una tecnica di difesa; le guardie difatti sono due: destra o sinistra, a seconda che il pugilatore sia destrorso oppure mancino. Tuttavia sapere combattere in entrambe le guardie offre indiscutibili vantaggi:
cambiare guardia al momento propizio, spiazzando l’avversario. Egli dovrà subitanemante re-impostare la sua strategia di schivata e parata; potrebbe significare coglierlo alla sprovvista.
combattere alla pari coi pugili mancini. Essendo i mancini meno numerosi, essi sono più preparati ad affrontare i destrorsi, di quanto i destrosi siano avvezzi al confronto coi mancini.minori sollecitazioni a tendini e muscolatura delle gambe. Permette maggiore freschezza e reattività, allorché si utilizzi il cambio di guardia al sopravvenire della stanchezza.
Finta
Anche nel pugilato è possibile ingannare l’avversario attraverso una finta; essa se ben eseguita, procura una apertura nella difesa avversaria, allorché l’avversario è convinto ad un attacco inevitabilmente inefficace.
Falso attacco: iniziare i movimenti della catena cinetica come si volesse portare un preciso colpo, fermarsi non appena l’avversario risponde a vuoto, indi contrattaccare cogliendolo scoperto.
-Attacco preparatorio: eseguire una serie di colpi ad un falso bersaglio, per poi cambiare strategia (tipo di attacco o bersaglio) all’improvviso e lanciare un colpo risolutore.
Per es: è possibile colpire ripetutamente mirando al volto, soltanto per ottenere di alzare la guardia avversaria, per poi mirare al corpo momentaneamente scoperto.
-Invito a colpire: lasciare volutamente scoperta una zona che si vuole sia colpita (ad es: lo stomaco, il fianco, il volto). L’avversario colpirà vanamente aprendo la propria guardia ed esponendosi al contrattacco.
Questi colpi, affinati (grazie anche alla tecnica hold no punch, ossia sferrare pugni con minima forza e massima velocità), portati in rapida sequenza e con varietà generano le “serie” o “combinazioni”. Dalla summa dei vari aspetti offensivi e difensivi può nascere un complesso incontro, che vede sul “quadrato” due uomini che si confrontano lealmente secondo regole codificate, e che alla fine del match li vedrà abbracciarsi.

Il pugilato olimpico è il pugilato dilettantistico, ove i pugili si confrontano divisi in squadre organizzate dalle rispettive nazioni di appartenenza.

-Cuba – Lo stile cubano è influenzato dalla cultura popolare del ritmo e della musica. I pugili cubani si distinguono per la coordinazione ritmica e per tecnica e tattica stilose. La loro evoluzione pugilistica ha saputo reintrerpretare la forza ed il modo di colpire europeo, con il gioco di gambe statunitense, mentre il modo di allenarsi riprende quello degli atleti della russia sovietica
– Europa – Gli stili europei di pugilato erano in passato assai diversificati fra loro, ma dopo la Seconda guerra mondiale si è verificata una amalgamazione. Ultimamente si è affermato un modo di crescere il pugile mirato sulle sue caratteristiche personali. Generalmente i pugili europei prediligono eseguire una serie di colpi brevi e dinamici, con un buon gioco di gambe, e combinazioni in partenza dopo una azione difensiva. Inoltre secondo la FPI: Attualmente, nel pugilato di stile olimpico è raro vedere difese a carico delle braccia, soprattutto le deviazioni che sono letteralmente sparite. La tendenza è quella di utilizzare difesa e colpo in coincidenza temporale con un adeguato pressing
– Russia – Lo stile russo, che deriva da quello sovietico, ha mantenuto molte delle sue caratteristiche originarie, come il modo di colpire deciso e mirato al bersaglio. Attualmente ci si è allontanati dalla potenza per focalizzarsi maggiormente nei movimenti attivi e aggressivi. Lo stile russo è ben radicato in patria ed influenza altresì le nazioni vicine. La preparazione tecnica di base è molto considerata, ma sempre focalizzandosi sulle abilità fisiche e fisiologiche del pugile particolare. Ai più alti livelli gli atleti si allenano nel cambio-guardia, nei diversi modi di colpire, di muoversi e di difendersi. I pugili spostano la distribuzione del peso sui piedi secondo la tattica e la situazione. Usano la mano guida per le finte od altri attacchi preparatorii, mentre l’attacco principale a seguire sarà un forte colpo con la mano dietro, oppure una serie di diretti sinistri
– Stati Uniti – Lo stile statunitense riflette il retroterra culturale ed etnico, gli insegnamenti, le filosofie e gli stili di un vasto ventaglio di allenatori americani. Ad ogni modo, l’elemento più caratterizzante è l’elevato livello di atletismo dei pugili statunitensi. Caratteristica che permette lor di avere molte energie da spendere, e per molto a lungo. Velocità, potenza, forza, rapidità, agilità sono caratteristiche salienti nei programmi di allenamento di boxe statunitense. Un altro fattore determinante sono l’elevato numero di competizioni domestiche, come ad esempio: Silver Gloves, Golden Gloves, National Police Athletic League, Armed Forces, Junior Olympic Programs; queste competizioni permettono ai giovani di potere crescere, pugilisticamente, sin da tenera età

In Italia il pugilato si può praticare e/o promuovere esclusivamente tramite la Federazione Pugilistica Italiana, ovvero altri enti da essa autorizzati, nel rispetto della legge e delle disposizioni di: CONI, CIO, AIBA. Lo stesso CONI riconosce una sola federazione per ciascuno sport: In altre parole, nessun altro Ente riconosciuto dal CONI potrebbe presentare nel proprio Statuto la possibilità di svolgere ovvero promuovere l’attività sportiva che già ricada sotto l’egida di una Federazione affiliata al CONI.
Nessuna attività sportiva rassomigliante al pugilato, o alla boxe, può essere praticata in assenza delle tutele, garanzie e specifici protocolli tecnico-sanitari, propri della Fpi . Rispettando tali protocolli enti come UISP e FISP possono organizzare riunioni. Mentre il Free Punch Boxing a contatto pieno, ed i corsi Fit-Boxe MSP Italia sono, al momento del comunicato, difficati.

  • I pugili dilettanti sono atleti che partecipano a pubbliche gare per puro spirito agonistico e non per lucro. La categoria oggi è inquadrata secondo le regole della AIBA, settore AOB (Aiba Open Boxing). I pugili dilettanti sono inquadrati per fascia di età, peso, e punteggio accumulato. Quando si ammettono incontri fra pugili dilettanti di categorie differenti (es: junior contro youth), si applicano i regolamenti di gara della categoria inferiore. Pugili di una stessa società non possono battersi, tranne il caso di Torneo o Campionato. Incontri fra pugili uomini e donne sono vietati senza eccezioni.
    I pugili dilettanti combattono indossando una canottiera del colore del proprio angolo, paradenti (vietato il colore rosso), guantoni approvati AIBA o FPI di 10 once (fanno eccezione i pugili élite uomini di peso dai 69 ai +91 che debbono usare guantoni da 12 once). Inoltre gli uomini devono usare la conchiglia; se donne il corsetto toracico protettivo e cintura di protezione pelvica. L’uso delle protezioni è sempre obbligatorio, fanno eccezione i soli pugili élite uomini che non indossano il caschetto.

Professionisti
Secondo la Federazione Pugilistica Italiana, il Settore Lega Pro Boxe disciplina l’attività del pugilato pro; vale a dire il pugilato tradizionale. Si disputano incontri sulla distanza minima di quattro riprese, e massima di dodici. Gli atleti possono proseguire l’attività oltre i quaranta anni, purché oltre ai normali controlli sanitari effettuino una risonanza magnetica cerebrale con cadenza annuale. Si utilizzano guantoni da 8 once; fanno eccezione gli uomini il cui peso vada dai superwelter ai massimi, che utilizzano 10 once
-Pugili neo-pro – Si tratta di una categoria di transizione fra il pugilato dilettantistico AOB e quello professionistico. Possono accedervi i pugili uomini Elite, o donne Elite I serie. È possibile ritornare nel settore AOB purché non si abbia disputato alcun incontro Pro. Si disputano incontri dalle quattro alle dieci riprese.
-Pugili pro – Possono chiedere di diventare pugili Pro, i pugili Neo-Pro che hanno effettuato almeno cinque incontri, oppure che si siano qualificati per la finale del Campionato Italiano di Lega Neo-Pro. Tuttavia la Lega Pro Boxe può ammettere al professionismo con propria motivata decisione anche atleti con un differente percorso alle spalle, anche in altri sport di combattimento. In tal caso sarà necessario il curriculum sportivo ufficiale rilasciato dalla Federazione di provenienza.

Le protezioni previste dal regolamento di ciascuna competizione sono obbligatorie; qualora l’atleta se ne privasse volontariamente, sarebbe immediatamente sanzionato dall’arbitro, con un richiamo ufficiale (perdendo punti). La perdita involontaria è sanzionata se è colposa e reiterata (es: caduta del paradenti a seguito di colpo regolare). Se una protezione si rompe, dovrà essere sostituita entro cinque minuti, a pena della sospensione dell’incontro, cui seguirà verdetto ai punti.

Corsetto toracico – Solo per le donne, a protezione del petto.
Cintura di protezione – Per proteggere dai colpi portati sotto la cintura, che comunque sono sempre vietati.
Casco – Il casco in gomma omologato AIBA od FPI, non è usato dai pugili uomini in alcune competizioni. Deve essere indossato dopo essere saliti sul ring.
Paradenti – Non può essere di colore rosso, o parzialmente rosso, in quanto occulterebbe la fuoriuscita di sangue.
Bendaggio – Le mani per indossare i guantoni debbono essere bendate. Lunghezza e larghezza della benda sono codificate, e si differenziano fra dilettanti e professionisti; questi ultimi impiegano bende notevolmente più lunghe, a fronte di guantoni più leggeri. È vietato usare sostanze che modifichino la consistenza del bendaggio (l’uso del gesso di Parigi ha comportato in passato squalifiche esemplari). Vietato altresì indossare degli anelli: terminato l’incontro l’arbitro controlla sempre i bendaggi, prima della comunicazione del verdetto; se le mani di un pugile non sono in ordine, egli sarà squalificato.
Guanti da boxe – I guanti si indossano prima di salire sul ring; si tolgono alla fine dell’incontro. Togliere i guanti prima del tempo è considerato un modo per comunicare all’arbitro la volontà di abbandonare l’incontro.

Non esistono due pugili con uno stile identico. Nella pratica esistono, tuttavia, dei modi di definire alcuni stili, senza che per questo un pugile debba essere inquadrato esclusivamente in uno di essi. Esistono difatti pugili dal grande bagaglio tecnico, in grado di praticarne più di uno, nel corso dello stesso incontro.

-Mexican style – Il famoso mexican style, popolare in Messico, è uno stile aggressivo fatto di colpi decisi e ricerca del corpo a corpo. I praticanti di questo stile sono carenti in difesa, mentre la tecnica di attacco non è definita in un modo particolare, sebbene il pugile “messicano” debba generalmente tenere il centro del ring. Non è affatto necessario essere messicani: il kazako GGG è generalmente considerato un genuino esponente del mexican style. Altri degni interpreti di questo stile sono stati: Roberto Durán, Gomez, Salvador Sánchez, Julio César Chávez, Óscar de la Hoya.
-Stilista/Out-fighter – Il classico pugile stilista, in inglese “out-fighter”, cioè che boxa rimanendo all’esterno della guardia dell’avversario, cerca di tenere a distanza l’antagonista colpendolo con pugni veloci e che arrivano da lontano, distruggendo gradualmente la resistenza e le forze dell’avversario fino a ridurlo in propria balìa. A causa del loro affidarsi a colpi veloci ma non devastanti, gli stilisti tendono a vincere ai punti piuttosto che per KO, benché alcuni di essi presentino carriere con percentuali molto alte di incontri vinti prima del limite.

-Gli out-fighter sono spesso considerati i migliori strateghi del pugilato, grazie alla loro abilità di controllare l’andamento dell’incontro e di condurre l’avversario verso l’epilogo da essi pianificato intaccandone metodicamente le forze ed esibendo maggiore abilità e destrezza di un picchiatore. Lo stilista out-fighter, perché questo stile dia buoni risultati, deve essere dotato di un buon allungo, di velocità di braccia, di ottimi riflessi e deve essere in grado di svolgere un grande e continuo lavoro di gambe. Tra i più grandi stilisti possono essere citati Prince Naseem Hamed, Zab Judah, Paulie Malignaggi, Larry Holmes, Buster Mathis, Sugar Ray Leonard, Billy Conn,Willie Pep,Young Stribling e Muhammad Ali.

-Puncher – Il puncher è un pugile con una dotazione tecnica completa, abile nel boxare a distanza ravvicinata unendo la tecnica alla potenza e alla velocità, ed è un pugile che ha spesso la capacità di mettere fuori combattimento l’avversario con combinazioni di pugni o anche con un unico colpo. I movimenti e la tattica del puncher sono spesso simili a quelli di uno stilista, a differenza del quale, tuttavia, il puncher non tenta di evitare gli scambi a distanza ravvicinata. Inoltre, i puncher non cercano di sfiancare l’avversario sulla distanza, con incontri che si risolvono spesso ai punti, ma tendono a demolire l’avversario con le combinazioni di colpi per poi cercare il KO.
Tra i più grandi puncher possono essere citati Sonny Liston, Manny Pacquiao, Sam Langford, Henry Armstrong,Joe Louis,Sugar Ray Robinson, Tony Zale, Evander Holyfield, Miguel Cotto, Archie Moore, Carlos Monzón, Stanley Ketchel,Khaosai Galaxy, David Haye, Óscar de la Hoya.
-Picchiatore (in inglese: Slugger) – Il picchiatore è solitamente carente di tecnica, che compensa queste carenze con la grande forza delle gambe e la pura potenza dei propri pugni. Molti picchiatori ricercano la stabilità dell’assetto per favorire la potenza, e per questo tendono ad essere insufficientemente mobili e ad avere difficoltà ad inseguire i pugili veloci di gambe, di cui possono anzi diventare un facile bersaglio. I picchiatori a volte tendono a trascurare le combinazioni, privilegiando le ripetizioni di colpi singoli, a volte portati con una sola mano e con grande potenza (per lo più ganci e montanti), ma spesso con velocità minore di quella degli stilisti.

La lentezza e la prevedibilità degli schemi (colpi singoli con traiettorie ovvie) spesso lasciano la strada aperta ai pugni d’incontro e, per avere successo, i picchiatori devono essere in grado di assorbire notevoli dosi di pugni. Le armi più importanti del picchiatore sono la potenza e la capacità di incassare. Tra i più grandi pugili picchiatori possono essere citati Max Baer,Rocky Graziano, Ron Lyle, Jerry Cooney, Cleveland Williams, Samuel Peter, Ricardo Mayorga, Roberto Durán, Antonio Margarito, George Foreman e Rocky Marciano, ritiratosi imbattuto con 49 vittorie all’attivo.

-Aggressore (in inglese: In-fighter) – L’aggressore, o incalzatore, che boxa dall’interno della guardia dell’avversario, è un pugile dall’aggressione continua, per questo chiamato anche pressure fighter, che tenta di rimanere addosso all’avversario, aggredendolo con continue raffiche e intense combinazioni di ganci e montanti. Occorrono buone doti di incassatore, perché questo stile lo espone ad essere colpito da serie di jab e diretti prima di riuscire ad entrare nella guardia dell’avversario, dove i colpi dell’in-fighter sono più efficaci. Essi agiscono meglio a distanza ravvicinata perché generalmente sono di statura più bassa della media degli avversari e hanno un minore allungo, e perciò sono più efficaci ad una distanza in cui le più lunghe braccia dei loro avversari sono svantaggiate nel colpire rispetto alle loro.
Tuttavia, diversi pugili alti rispetto alla loro categoria sono relativamente abili nell’effettuare una boxe d’aggressione dall’esterno della guardia dell’avversario, quanto all’interno. L’essenza dello stile dell’incalzatore è l’aggressione senza soste. Molti in-fighter di bassa statura utilizzano l’altezza ridotta come strumento per schivare i colpi e infilarsi nella guardia dell’avversario, abbassandosi fino alla vita per passare sotto o di fianco ai colpi in arrivo. A differenza del bloccare i colpi con i guantoni, le schivate fanno andare a vuoto l’avversario causandone lo sbilanciamento, e consentono all’in-fighter di passargli sotto al braccio disteso con i pugni liberi per colpire d’incontro. Nonostante questo stile esponga parecchio i pugili che lo praticano ai colpi degli avversari, qualche in-fighter fu noto invece per essere stato difficile da colpire.
Le qualità indispensabili per un in-fighter sono l’aggressività, la resistenza, il saper incassare e il saper schivare i colpi infilandosi nella guardia dell’avversario. Tra i più grandi aggressori / in-fighter possono essere citati Roberto Durán, Harry Greb, Jack Dempsey,Rocky Marciano,Marcos Maidana, Gennadij Golovkin, Joe Frazier, David Tua, Jake LaMotta, e Mike Tyson che ha vinto oltre 20 incontri al 1º round.

-Colpitore d’incontro (in inglese: Counter puncher) – Il colpitore d’incontro è un pugile che usa come ultima difesa i movimenti della testa e blocchi costanti per contrastare l’avversario. Quando l’avversario tenta di colpire, il pugile d’incontro usa la propria difesa per schivare il colpo e per restituirlo contestualmente. Il colpitore d’incontro ha una potenza spesso devastante, perché la potenza del pugno va a sommarsi alla forza contraria del movimento di sbilanciamento in avanti del pugile che è stato schivato.
I pugili d’incontro combattono soprattutto a distanza ravvicinata, ma alcuni di essi rimangono invece alla stessa distanza di uno stilista. Per essere efficaci, gli incontristi usano i movimenti del capo, i riflessi, la velocità, l’allungo e devono essere buoni incassatori. Tra i più grandi pugili d’incontro possono essere citati Muhammad Ali, Pernell Whitaker, Mike Tyson, James Toney, Nicolino Locche, Juan Manuel Márquez, Floyd Mayweather Jr., Young Stribling e Roy Jones Jr..

Colpi regolari
Sono considerati regolari i soli colpi portati con i pugni chiusi che colpiscono con le nocche (lo spazio compreso fra l’estremo del metacarpo e la Falange), zona che è corrispondente alla imbottitura del guantone da boxe. Inoltre debbono impattare frontalmente, o lateralmente, al busto dell’avversario dalla cintura in su. La cintura si colloca entro l’altezza delle ossa iliache.

Si considerano colpi proibiti e falli.
I colpi proibiti sono tutti quelli non regolari; come ad esempio: colpire di manrovescio, con il dorso della mano, il taglio, il palmo. Colpire con la testa, spalla, avambraccio. Girare su sé stessi e colpire; colpire l’avversario a terra, o in parti non valide (sotto la cintura, alla nuca, ai reni, o comunque alle spalle). Colpire di striscio per tagliare l’avversario. Colpire sulle braccia o sui guantoni dell’avversario non è proibito, tuttavia non incrementa il punteggio. Un colpo regolarmente vibrato può colpire in parte non ammessa, per fatto o colpa dell’avversario: in questo caso non costituisce colpo proibito.

Per falli si intendono condotte irregolari come:

-usare le corde (prendere slancio, appoggiarvisi, toccarle)
-tenere e colpire
-spingere l’avversario, la sua testa, o gravargli da sopra
-condotta pericolosa (abbassare la testa sotto la cintura dell’avversario, mettergli la testa sotto il mento)
-condotta sleale (pestare i piedi all’avversario)
-simulazione
-scarso agonismo (offendere l’avversario, correre sul quadrato, dare le spalle all’avversario)
-disobbedire all’arbitro
-mordere
-liberarsi delle protezioni obbligatorie
-tenere il guantone avanzato diritto, ad ostruzione della visuale avversaria
-colpire nonostante gli ordini di break o di stop

Il conteggio
Il conteggio serve per dare un momento di pausa al pugile in difficoltà; ha la durata minima di 8 secondi, e massima di 10. Un pugile che non riesce a riprendersi entro il 10 subirà lo Out e il verdetto arbitrale di K.O. (Knock Out, “Fuori Combattimento”). L’arbitro tuttavia può fermarsi a 8 se vede che il pugile è passivo e poco reattivo a causa dei colpi ricevuti (arrivato a 8 l’arbitro molto velocemente ordina al pugile di guardarlo e gli chiede se si sente bene); in questo caso il verdetto sarà di nuovo arbitrale e di K.O.T (fuori combattimento tecnico).
L’arbitro effettua il conteggio se un pugile che ha subito colpi regolari è: a terra, parzialmente fuori dalle corde, aggrappato alle corde, appoggiato alle corde; oppure anche se è in difesa passiva. La procedura è la seguente: l’arbitro grida l’ordine di Stop, poi inizia subito a contare e indica all’altro pugile di dirigersi verso un preciso angolo neutro (quello da cui possa vederlo agevolmente). Se l’avversario disobbedisce l’arbitro sospende il conteggio, concedendo quindi un tempo di recupero maggiore al pugile in difficoltà. Il conteggio non può essere fermato né dal secondo né dalla campana del gong; se il pugile deve essere soccorso l’arbitro decreta il Out e chiama il medico. Se entrambi i pugili sono in difficoltà l’arbitro li conterà ambedue contemporaneamente.
Il conteggio può essere effettuato fino ad un determinato numero di volte nella stessa ripresa, od in tutto l’incontro: terminati i conteggi, l’arbitro decreterà il verdetto di K.O.T. Nei dilettanti il subire un conteggio non comporta alcuna detrazione di punti; nei professionisti invece si perde la ripresa di 2 punti. In entrambi i casi i giudici annotano sui cartellini se il conteggio è avvenuto per colpi al capo (KDH), oppure al corpo (KD)

 

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